Mi ha fatto tanto ridere che hai posto nella nostra camera un letto da una piazza e mezzo

La lettera




13 settembre 1882
Carissimo Pietro mio,
decisamente partiamo sabato mattino alle 5. Verrai a Bologna, lo spero, e spero altresì che Cheli ti dia il permesso; mi pare che metta dubbia la tua venuta a Bologna. Fa tutto il possibile per venire; basta che vieni pure un giorno di permesso, basta.
Abbiamo scritto a Nena di partire subito per Roma appena riceve la mia lettera, che le giungerà venerdì mattino, e partirà da Ponte Lucano col tramway alle 3,50 del dopopranzo; si porterà subito a Tor de' Specchi, ove ci sono persone che l'accompagneranno alla stazione facilmente, e sarà pure papà e avrà la richiesta da dare a Nena, altrimenti si farà dare quella dall'usciere. E sabato mattina incontreremo tutti a Falconara.
Zio Tito ha dismesso il pensiero di venire a Milano; era tutto fatto per partire stamani e quando mi sono svegliata, che erano le 6, abbiamo detto con Italina: «Chi sa, a quest'ora saranno quasi in Ancona»; puoi credere il nostro stupore quando abbiamo visto che tutti erano a dormire. Già si è sentito più addolorato con i suoi dolori per le ossa, quindi non è potuto partire.
E già ha pensato di telegrafarti per paura che fissassi la casa, come ti dicevo nella mia di ieri.
Zio Decio ha scritto che forse verrà il 16, ma non è certo. Quindi zio Tito ha scritto che se non vuol venire lui si tratterrà fino a sabato e sabato sera partirà per Roma con le ragazze. Se lui verrà, allora deve telegrafare a zio Tito e questi con la moglie e figlia partirà domani sera. Così stanno le cose. Va bene?
Mi fa piacere che hai trovato casa, ma la cucina non c'è niente, è vuota? Non c'è nessun comodo? Le cazzarole non le farò venire da Roma; al più tuo padre mi ha detto di prendere a casa [sua] quel che voglio. In casa affitteremo e a Milano faremo acquisto d'una pila di coccio per il brodo e un tegame e si cuoce così quel che ci serve. Ci accomodiamo a tutto. È vero, Ririnini? Basta che stiamo insieme. Stiamo come si sia.
Sono contenta della casa che hai fissato per 85 lire e mi dici pure che è una bella casa e pulita.
Rincomincio a scrivere, sono le 2.
Ti racconterò che dopo pranzo sono andata in strada e l'ho attraversata e mi sono messa a sedere da una donna incontro al nostro portone. Sono stanca però. Sabato per andare alla stazione prenderò un legno per usarmi tutti i riguardi, trovandomi ancora non bene in forze. Che non ti scrivo a lungo perdonami, ma ora mi riposo un pochino e quando sarò riposata ritorno a scriverti.
Pietro mio caro, sono 3 e 1/4 e riprendo in fretta la penna per dirti qualche altra cosa. Se vedi che tempi! Tuona e per certo nuvoloni vengono a coprire il cielo; speriamo che quest'altra settimana il tempo si rimetta.
Porterò le posate e la biancheria per Nena. Non si può averle queste da palazzo?
Dunque io partirò sabato mattina, speriamo non vi siano inciampi; in qualsiasi caso non partissi, ti telegraferei. Speriamo che tutto vada bene e sabato ci potremo riabbracciare. Ah, che ora sarei a Bologna!
Porterò il caffè bruscato per nostro uso! Io non capisco più niente, è tale e tanto il piacere che non so più far niente.
Stamane ho fatto portare in camera il baule per cominciare a porre qualche cosa, così non mi affatico: fare poco per volta i miei affari.
La lettera a Nena la mando raccomandata con entro £ 40.
Io penso sempre a te, se sapessi; io ti ho sempre nella mente, non vedo l'ora di vederti. Mi ha fatto tanto ridere che hai posto nella nostra camera un letto da una piazza e mezzo, meglio così.
Tuo padre è giunto stamane e resta con me fino a che parto.
Scusami se non ti scrivo a lungo; ho fatto un sonnetto, ma ne avevo proprio bisogno. Chi sa com'è? Non dormo mai di giorno, forse è il tempo che è brutto e mi fa avere la testa grave.
Io sto bene e tuo padre ha parlato al dottore che ha incontrato e gli ha detto che io sono in grado di viaggiare e che lo avrei potuto fare anche molto prima.
Addio Pietro mio, anzi ci vediamo sabato se Dio vuole. Ti mando intanto cento mila bacioni e sono la tua moglietta Tetuccia.
Poscritto, di traverso in testa alla prima pagina: «Mi affretto a impostare perché or ora verrà un diluvio. Addio. Tetuccia. Tutta tua.»
Note
Il Re. Nel settembre 1882 regna Umberto I, sul trono dal gennaio 1878; la regina è Margherita. In quei giorni il Re è alle grandi manovre in Umbria, a Perugia e Foligno, con il primo aiutante di campo Pasi, poi a Firenze; l'autunno lo passerà a Monza, nella Villa Reale avuta dal padre al momento delle nozze, che da quando è re è la residenza della corte nella bella stagione, e proprio nel 1882 le si costruisce accanto una stazione reale sulla nuova linea per Chiasso. L'ufficio di Pietro segue il Re, e lui è andato avanti a Milano a preparare la stagione: per questo cerca casa lì, e Teresa lo raggiunge.
Il primo aiutante di campo di S.M. È l'ufficiale che affianca il Re in quanto capo delle forze armate: risponde della sicurezza dei palazzi e della persona del sovrano, comanda lo squadrone dei Carabinieri Guardie del Re e il personale di livrea del Quirinale, fa da tramite con il ministro della Guerra per le nomine e i movimenti della Casa militare. Nel 1882 il posto cambia titolare: al generale Giacomo Medici, che lo teneva dal 1874 e muore in marzo, succede Raffaele Pasi, faentino, nato nel 1819, tenente generale, medaglia d'oro al valore a Custoza nel 1866, aiutante di campo del Re dal 1878; lo terrà fino alla morte, nel gennaio 1891. Il Calendario generale del Regno di quell'anno mette in fila l'ufficio in tre righe: «Primo aiut. di campo gen., S.E. Pasi conte Raffaele; Ff. di capo d'uff., Cheli Leopoldo, segretario; Vice segr., Olivieri Pietro».
Cheli. Leopoldo Cheli, segretario e facente funzioni di capo dell'ufficio, il diretto superiore di Pietro. Da lui dipende il «permesso», un giorno di licenza per andare fino a Bologna.
85 lire. L'affitto mensile della casa di Milano. Con i coefficienti dell'ISTAT, che misurano i prezzi al consumo dal 1861, 85 lire del 1882 valgono circa 380 euro del 2020, poco più di 4.500 euro l'anno. È un cambio che segue i prezzi, non i redditi, e rispetto agli stipendi del tempo la cifra pesava di più. Un paio di termini di paragone stanno nella lettera stessa: il francobollo sulla busta costa 20 centesimi, e a Nena, per il viaggio da Roma a Milano, Teresa spedisce 40 lire.
La richiesta. Con ogni probabilità la richiesta di viaggio ferroviario a tariffa ridotta rilasciata tramite l'amministrazione della Real Casa: per questo può procurarla «papà», cioè Achille Mancini, altrimenti «si farà dare quella dall'usciere» di palazzo.
Sonnetto. Un sonnellino, non un sonetto.
Chi erano Pietro e Tetuccia
A scrivere è lei, Teresa Mancini, che si firma Tetuccia e «la tua moglietta». È nata nel 1859, figlia di Achille Mancini, un liberale romano che prima del 1870 la polizia pontificia teneva d'occhio: è il «papà» della lettera, quello che a Roma può procurare la richiesta per il treno, e sarà il padrino del primo figlio maschio. Le sue sorelle si chiamano Virginia e Italina: l'Italina con cui si sveglia alle sei a Porto Civitanova è sua sorella. Pietro e Teresa si sono sposati intorno al 1880, e la prima figlia, Costanza, è nata a Palombara Sabina il 5 agosto 1881, un anno prima della lettera. Nel settembre 1882 Teresa è «ancora non bene in forze» per qualcosa che non nomina: non è il parto di Costanza, che ha già un anno.
Avranno nove figli. Dopo Costanza, tutti nati a Roma: Umberto nel 1884, Raimondo nel 1885, Virginia nel 1887, Guglielmo nel 1888, Carlo nel 1889, Margherita nel 1893, Ottorino nel 1895, Massimo nel 1898. La famiglia abita in piazza dell'Esquilino, poi vicino a San Carlo alle Quattro Fontane e in via Genova, infine in via del Quirinale; le estati a Levanto. Nel luglio 1928 Teresa è ancora viva, nominata come moglie nell'atto di morte di lui.
Pietro Olivieri è nato ad Acqui nel 1854, «di buona famiglia», ed è venuto a Roma verso il 1880. Nel 1882 è vice segretario dell'Ufficio del primo aiutante di campo di S.M., l'ufficio della Real Casa che segue il Re nei suoi spostamenti, e nella Real Casa resterà tutta la vita: cavaliere della Corona d'Italia nel 1891, capo sezione di prima classe nel 1900, direttore onorario d'amministrazione nel 1910, grand'ufficiale nel 1920. Muore a Padova il 5 luglio 1928, a settantaquattro anni, «colonnello in pensione» secondo chi ne denuncia la morte.
Dei figli, tre hanno lasciato una traccia più lunga. Costanza sposò a Roma, nel 1906, Giulio Querini, e morì a Roma nel 1969. Umberto ebbe una vita da romanzo, con tanto di biografia stampata: avvocato a Roma, sposò nel 1912, a Cape Cod, un'americana, Agnes Mellen Kent; nel 1915 soccorse e poi adottò una bambina rimasta sola dopo il terremoto della Marsica; ufficiale d'artiglieria nella Grande Guerra; poi per quattordici anni banchiere alla Bank of America di San Francisco e per trenta professore di lingue alla Santa Clara University; nel 1958, a settantaquattro anni, tornato in Italia fra i benedettini di Subiaco, fu ordinato sacerdote e passò gli ultimi anni fra gli Otomí della valle del Mezquital, in Messico, che lo chiamavano il padre degli Otomí. Morì nel 1973. Raimondo, detto Dino, non si sposò e fece tutta la carriera nella Real Casa come il padre: segretario della regina Elena, poi al seguito di Umberto II nell'esilio di Cascais, dove nel 1976, ormai novantenne, era ancora con l'ex re. Ottorino, ufficiale, morì celibe nel 1927, un anno prima del padre.
Le fonti


- Calendario generale del Regno d'Italia, 1882, p. 34: «Ufficio del primo aiutante di campo di S.M. — Vice segr., Olivieri Pietro».
- Roma, atti di nascita: Umberto, 1884, serie A n. 157; Guglielmo, 1888, serie B n. 2553; Massimo, 1898, serie C n. 3043 (Archivio di Stato di Roma, Portale Antenati).
- Roma, atto di morte di Ottorino Olivieri, 1927, parte I n. 5295.
- Padova, atto di morte di Pietro Olivieri, 5 luglio 1928, trascritto a Roma, 1928, parte II serie A n. 122.
- Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 6 aprile 1891, n. 80; 19 aprile 1901, n. 93; 12 gennaio 1912, n. 9; 1 agosto 1922, n. 180.
- Il Popolo Romano, 10 gennaio 1890 e dicembre 1891, rubrica «La Real Corte».
- Dizionario biografico degli italiani, voce «Pasi, Raffaele».
- ISTAT, Il valore della moneta in Italia dal 1861 al 2020, nota informativa, 2021: indice dei prezzi 1882 = 0,904 e 2020 = 7.825,756 (base 1913 = 1); 85 × 7.825,756 ⁄ 0,904 ⁄ 1.936,27 ≈ 380.
- Palombara Sabina, atto di nascita di Costanza Olivieri, 5 agosto 1881, n. 107 (Portale Antenati).
- Roma, atto di matrimonio di Giulio Querini e Costanza Olivieri, 5 maggio 1906, serie A n. 951.
- Roma, trascrizione del matrimonio di Umberto Olivieri e Agnes Mellen Kent, celebrato a Orleans, Massachusetts, il 19 agosto 1912: 1915, parte II serie B1 n. 69.
- Gazzetta Ufficiale, settembre 1882, per gli spostamenti del Re; 22 maggio 1924 (supplemento), 16 maggio 1934 n. 115 e 18 settembre 1940 n. 219 (supplemento), per la carriera di Raimondo Olivieri nella Real Casa.
- William N. Abeloe, To the Top of the Mountain. The Life of Father Umberto Olivieri, «Padre of the Otomis», Exposition Press, Hicksville (N.Y.) 1976.